fonte: http://vaticaninsider.lastampa.it
Abusi sulle donne in Asia del Sud: la Chiesa dice basta
Dopo i due terribili casi di violenza in India e Pakistan, i vescovi rilanciano l’appello per promuovere e tutelare la condizione femminile
Paolo Affatato
Roma
Roma
La Chiesa è tra le forze trainanti nel difendere la dignità e diritti
della donna in Asia del sud. Due casi di estrema violenza hanno turbato
nei giorni scorsi l’India (due adolescenti sono state stuprate e
impiccate da un gruppo di giovani nello stato di Uttar Pradesh) e il
Pakistan, dove una donna è stata lapidata dai suoi familiari, in un
cosiddetto “delitto d’onore”. I due crimini riportano l’attenzione
internazionale sulla condizione femminile nelle nazioni del
subcontinente indiano (Pakistan, India, Bangladesh, Nepal, Sri Lanka),
accomunate da una modello di società patriarcale che, soprattutto nelle
aree rurali, tiene la donna in uno stato di subordinazione che a volte
degenera in autentico schiavismo. Inoltre, il perdurare del sistema
castale, formalmente abolito ma di fatto tuttora vigente nella mentalità
e nella prassi, è un fattore aggravante per le donne appartenenti alle
caste più basse o ai fuori casta (i cosiddetti pària o dalit),
nonchè per quelle provenienti dalle minoranze religiose (cristiani e
indù in Pakistan; musulmani e cristiani in India), particolarmente
vulnerabili agli abusi e spesso considerate alla stregua di bestiame o
perfino di merce.
Nel caso indiano, la nazione detiene il triste record mondiale per i
maltrattamenti sulle donne. L’abuso fisico è considerato un “diritto del
marito”, mentre quasi la metà delle violenze registrate colpisce
bambine tra 5 e 10 anni. Secondo ancestrali tradizioni culturali, la
nascita di una bambina è considerata una rovina, perché richiede
sacrifici per mettere da parte la dote. E, quando le famiglie sono molto
numerose, le bambine sono spesso costrette a prostituirsi. La pratica
dell’aborto selettivo (se ne stimano 12 milioni negli ultimi trent’anni)
e dell’infanticidio femminile è tuttora diffusa, quanto il traffico di
donne e bambine, soprattutto nelle aree tribali, celato spesso dietro il
matrimonio combinato. In tale contesto e di fronte a un fenomeno come
lo stupro, da molti non considerato nemmeno un reato, la Chiesa
cattolica si è distinta come una delle istituzioni maggiormente
impegnate a promuovere la dignità e operare concretamente per
l’emancipazione della donna, auspicando una presa di coscienza
dell’intera società.
Tuttavia la Chiesa rifiuta la pena di morte e la castrazione chimica
per gli stupratori, discusse nei mesi scorsi dal governo di New Delhi. I
cristiani ricordano che tali misure “non sono parte dell’orizzonte
della Chiesa”. Si preme invece per rendere obbligatoria l'educazione
sessuale nelle scuole pubbliche, di ogni ordine e grado. Il fine è
cambiare la mentalità dei giovani studenti durante gli anni della
formazione, ponendo l'accento sulla pari dignità uomo-donna. Le Chiese
possono dare un contributo, si afferma, “educando al rispetto della
corporeità come dono di Dio e al rispetto verso le bambine, nelle scuole
cristiane”, frequentate da allievi di diverse comunità religiose. Un
progetto pilota già esiste nell’arcidiocesi di Ernakulam-Angamaly,
nello stato del Kerala: è il programma di educazione sessuale “Enlight”,
rivolto a preadolescenti e adolescenti, grazie al contributo di
speciali team di educatori e psicologi. Un impegno massivo potrebbe
avere un impatto reale perché esistono 15.000 fra scuole e istituti
educativi gestiti solo dalla Chiesa cattolica nel paese, in circa 200
diocesi.
Proprio per rivalutare il ruolo della donna nella Chiesa e nella
società, è stato lanciato di recente il “Movimento delle donne
cristiane” che intende ripartire dal Concilio vaticano II e dal
documento di Giovanni Paolo II “Mulieris dignitatem”. Le donne cristiane
“vogliono promuovere atti di compassione e giustizia, difendere la
dignità delle donne, fare rete con altre comunità” ed essere voce delle
donne più povere ed emarginate. Il Movimento si è detto in “piena
sintonia” con papa Francesco che ha più volte ha ribadito l’importanza
della donna. “Le nostre donne subiscono violenze indicibili. Sentiamo
Papa Francesco molto vicino alle sofferenze del popolo dell'India”, ha
ribadito il card. Oswald Gracias.
Anche il contesto pakistano appare segnato da una strutturale
violenza di genere e dall’impegno dei cristiani per la tutela della
condizione femminile. Di fronte al recente omicidio di Farzana Parveen
Bibi, donna incinta lapidata a morte dai suoi familiari nel complesso
dell’Alta Corte di Lahore, ha alzato la voce l’arcivescovo emerito di
Lahore, dichiarando all’agenzia vaticana Fides: “Il delitto
d’onore è un'antica usanza che va sradicata al più presto. Questa
pratica malvagia non può trovare posto in una società democratica, in
cui il diritto alla vita di ogni persona va rispettato e difeso”.
Farzana è stata uccisa in pieno giorno da una folla di circa 20 persone
perché alcuni mesi fa aveva sposato un uomo contro il volere della sua
famiglia. Nemmeno gli agenti di polizia in servizio hanno cercato di
salvarla. Nella mentalità corrente, infatti, di fronte alla questione di
“onore familiare”, è bene non interferire. I vescovi pakistani sono
impegnati in una campagna contro il delitto d’onore che, secondo fonti
della società civile, nel 2013 ha mietuto circa 900 vittime, tutte donne
uccise dalle proprie famiglie. La pratica si perpetua specie nella aree
remote, dove le famiglie impongono alle ragazze matrimoni forzati con
uomini spesso molto più anziani di età.
Nessun commento:
Posta un commento